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Smart Working

Il dilemma dello Smart Working Italia ultima in classifica

A quanto pare l’Italia è ultima in Europa se si parla di Smart Working. Mentre oltreoceano la prassi è ormai consolidata e il nuovo modo di gestire il lavoro libera i dipendenti da vincoli di spazio e tempo, in Europa non è così. E’ quanto emerge da uno studio di Eurofound e dell’Organizzazione Mondiale del Lavoro. Focus della ricerca il rapporto tra i Paesi nei quali lo Smart working è già diffuso e i Paesi dove ancora questa forma di lavoro non ha attecchito nel tessuto organizzativo delle imprese. Il confronto è tra i Paesi dell’Unione Europea e Paesi, quali il Giappone e gli Stati Uniti, dove lo Smart Working si fa strada già da tempo senza ripensamenti e limiti di sorta.

Da un Paese all’altro le percentuali di adozione dello Smart Working variano dal 2 al 40% dei lavoratori dipendenti coinvolti. Il dato è registrato anche in virtù delle nuove tecnologie impiegate. Nell’UE lo smart working si attesta su una media del 17%, in cui l’Italia si trova ad essere fanalino di coda. A precedere il Bel Paese, in ordine, ci sono la Grecia, la Repubblica Ceca, la Polonia, la Slovacchia, l’Ungheria, il Portogallo e la Germania. In testa, invece, la Danimarca (intorno al 37%), seguita da Svezia, Paesi Bassi, Regno Unito, Lussemburgo e Francia.

E qui entra il gioco il bello e il brutto dello Smart Working. Non mancano, infatti, obiezioni negative sulla scelta del tempo da dedicare al lavoro, che nel caso degli smartworker potrebbe portare ad un carico di lavoro extra, fuori dalle ore canoniche e dai giorni feriali. La domanda è, se così non fosse, di che Smart Working staremmo parlando? La libertà data dalle nuove tecnologie non incide sull’aumento del lavoro, ma di certo consente quella flessibilità che permette senza vincoli di tempo e spazio, di lavorare in qualsiasi luogo ci trovi utilizzando dispositivi mobili. Che poi si decida di farlo da casa, in taxi, all’aeroporto o su una gondola a Venezia, di dilatarlo spalmandolo in più giorni, questa è responsabilità individuale.

Di certo il grande potenziale dello Smart Working è quello di riuscire a non bloccare i processi aziendali, dando autonomia al lavoratore, tale da consentirgli di essere operativo anche a distanza. Nello stesso tempo il vantaggio è quello di riuscire meglio a bilanciare il rapporto vita professionale e vita privata. Lo Smart Working è anche un cambiamento culturale che passa attraverso la praticità e la semplicità che fatto sta, solo la tecnologia e le soluzioni smart che semplificano davvero il lavoro possono consentire!

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