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Innovazione digitale sorprese per il 2017

Le grandi imprese fanno da capofila agli investimenti nell’ambito dell’innovazione digitale. Nel 2017 crescono i numeri relativi al budget destinato al digitale con un tasso che è tra lo 0.5 e lo 0.6 rispetto allo scorso anno. Stavolta non si tratta soltanto di azioni destinate a fonti tradizionali di consulenza o a fornitori ICT. Ad aumentare è anche l’impegno verso l’ecosistema delle startup, verso l’innovazione aperta in azienda, paradigma fondamentale per far progredire le competenze tecnologiche. A dimostrarlo sono i numeri, quelli riportati da un recente studio dell’Osservatorio Digital Transformation Academy della School of Management del Politecnico di Milano, presentata insieme all’Osservatorio Startup Intelligence.

Il 35%, infatti, si sta già attivando per creare collaborazioni con università e centri di ricerca, il 20% ha realizzato partner scouting su aziende consolidate e il 18% ha sviluppato progetti di startup intelligence. Ciononostante appena il 30% delle imprese italiane ha collaborazioni attive con startup nel ruolo di fornitori seppure esse favoriscano un’apertura culturale ed una contaminazione produttiva nell’organizzazione. La maggiorparte delle iniziative rimane destinata a sistemi ERP, Big Data e Analytics–Business Intelligence, digitalizzazione e dematerializzazione. Il 39 % delle imprese, tuttavia, prevede un budget aggiuntivo da investire diversamente.

In generale, secondo Mariano Corso, Responsabile scientifico dell’Osservatorio Digital Transformation Academy –

“Le previsioni del budget ICT delle imprese italiane mostrano un quadro più ottimistico di quello degli anni precedenti, a cui si aggiunge la presenza di budget dedicati all’innovazione digitale in altre Direzioni, che dimostra come il digitale non sia più inteso come un elemento tecnico-specialistico, ma una leva fondamentale del business nelle imprese italiane. A questo accresciuto ruolo dell’innovazione digitale si associa la creazione di unità organizzative dedicate, processo che incontra però sfide culturali interne alle imprese, legate alla rigidità dei processi e chiusura in silos dei ruoli e delle competenze”.

Questa chiusura è forse il limite più grande, quello che blocca l’avanzamento, la ripresa e l’andamento di un’azienda che rischia di autoisolarsi. Fortunatamente l’altra faccia della medaglia è rappresentata da tutte quelle aziende che sostengono lo Smart Working e provano ad integrarlo. Secondo Stefano Mainetti, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Startup Intelligence

“le imprese ricercano modelli più agili e una cultura più aperta e sperimentale per affrontare le iniziative più innovative e per contrastare i fenomeni della digital disruption – Startup, centri di ricerca, università e clienti sono le principali fonti di innovazioni a cui i manager guardano per il futuro. Ciononostante, la strada è ancora lungae non sono molte le imprese che hanno intrapreso azioni concrete e non estemporanee di Open Innovation”

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