Loading...

Smart Working ai lavoratori fa bene

“Lo sviluppo dello Smart Working in Italia è un fenomeno ormai irreversibile, ma perché abbia effetti di grande portata sull’organizzazione del lavoro del Paese aziende, istituzioni, sindacati e mondo della ricerca devono lavorare assieme”. A dirlo è Fiorella Crespi, Direttore dell’Osservatorio Smart Working.

Tre i “cantieri” aperti, come lei stessa li definisce, sui quali è necessario collaborare in modo capillare.

“Il primo è quello delle PMI per cui persiste una barriera culturale, anche se l’aumento di consapevolezza fa ben sperare per il futuro. Il secondo la PA, per cui l’obiettivo di diffusione di modelli flessibili introdotto nella riforma Madia è una nota positiva, ma non ancora sufficiente. Il terzo è la necessità di rendere i progetti più pervasivi nel superamento degli orari di lavoro, nel ripensamento degli spazi e nella creazione di sistemi di valutazione per obiettivi. Il quarto riguarda la Digital Transformation che lo Smart Working può abilitare introducendo nuove tecnologie in azienda. Infine, l’estensione ai nuovi profili dell’Industria 4.0, mestieri oggi ancora distanti come operai e manutentori”.

Un recente studio condotto dall’Osservatorio, dal titolo “(Smart) Work in progress”, ha rilevato che già 250 mila tra impiegati, quadri e dirigenti, più del 40% rispetto al 2013, sono Smart Worker. Si tratta di lavoratori che hanno un margine di scelta nel definire luogo, orario e strumenti utilizzati. Nel 69% dei casi il lavoratore smart è di sesso maschile, età media 41 anni. Il 52% risiede al Nord, contro il 38% nel Centro e il 10% nel Sud. Sarà colpa della barriera culturale alla quale fa riferimento la Crespi o ad uno stallo voluto, nella condizione del “così è sempre stato, perché rischiare il cambiamento?!”

Fatto sta, che a dispetto delle titubanze e dei timori, il lavoro agile risulta avere effetti positivi nello sviluppo professionale e nella carriera dei lavoratori. Non solo, la flessibilità data dallo Smart Working incide positivamente sulle prestazioni lavorative e sulla capacità di bilanciare il rapporto tra vita privata e vita professionale. Positivi anche gli effetti sulle performance at work, sulla capacità di innovare all’interno del team di lavoro e sull’engagement delle persone: oltre il 40% degli Smart Worker è entusiasta del proprio lavoro.

Fondamentale, per attivare lo Smart Working è l’utilizzo di tecnologie digitali che permettano allo Smart Worker di lavorare in mobilità, favorendo la comunicazione e la collaborazione aziendali, ma perchè questo avvenga è “il comportamento delle persone, che deve essere caratterizzato da proattività e intelligenza collaborativa!”

Top